Biografia

cosa posso dare?

<<Pillole di Consapevolezza...>>

Schiarire le idee: questo è il principale beneficio che credo di poter dare con ciò che faccio.

La possibilità di sentirsi più in contatto con sé stessi, conoscersi meglio, dirimere un dubbio, esprimere qualcosa che era lì in un angolo da chissà quanto tempo.

Una sorta di psicoterapia in pillole.

A chi mi rivolgo?

<<Per animi gentili...>>

Alle persone che come me, non sono interessate ad apparire vincenti a tutti i costi, ma allo stesso tempo non vogliono rimanere prigioniere dei piccoli fallimenti di ogni giorno;

 

A chi ama la propria unicità ma non per questo non vuole provare ad essere una persona migliore;

 

A chi porta ogni giorno nel mondo la sua corazza di forza ma rivendica il diritto a sbagliare, ad essere fragile;

 

A chi non ama la sofferenza ma non fugge di fronte ai momenti bui;


A chi è stato abituato a reprimere le proprie emozioni ma vuole ritrovare un sano contatto con esse.

A chi si sente responsabile di sé e vuole riprendere in mano le redini della propria felicità.

A chi ama l'onestà ed il rispetto e si sente lontano dal materialismo.

A chi a volte si sente inadeguato, come un pesce fuor d'acqua, una pecora nera tra le bianche e bianca tra le nere.

Agli animi gentili. Alle pecore grigie.

Perché Lo Faccio?

<<Nessuno è sbagliato...>>

Ho una profonda convinzione: tutti meritiamo di sentirci abbastanza così come siamo, nessuno è sbagliato. Tutti abbiamo un valore nascosto che è difficile da vedere per chi ci circonda.

Tuttavia credo anche che ognuno di noi, di tanto in tanto, si lasci cogliere dal senso di inadeguatezza.

Forse perché non facciamo quello che più ci valorizzerebbe oppure perché viviamo in un mondo sempre più focalizzato sull'immagine e la vita è diventata una gara a chi si mostra più felice.

A me piacerebbe trasmettere questo valore: gli sforzi che facciamo per mostrarci felici, impieghiamoli per provare ad esserlo davvero.

È la strada faticosa ed in salita, che anche io provo a percorrere ogni giorno.

Come Lo Faccio?

<<il piacere dell'Introspezione...>>

Il modo più efficace per avviare questo processo di trasformazione, è quello di fare introspezione.

La cultura occidentale ha da sempre tramesso il soffocamento delle emozioni, per non esserne travolti e diventarne preda; l'anestesia totale.

Personalmente invece, tendo ad incrociare alcuni concetti della filosofia orientale (come l'Ikigai, l'Enneagramma ecc.) con le moderne scoperte scientifiche, e credo che in realtà le emozioni non siano nostre nemiche: si tratta di processi chimici che servono come campanello d'allarme, anche e soprattutto quelle considerate tendenzialmente "negative".

Ad esempio, il disgusto aiuta a proteggerci da cibi potenzialmente velenosi, la paura preserva dal metterci in situazioni di pericolo, la tristezza ci segnala che c'è qualcosa da cambiare nella nostra vita ecc.

Se vogliamo eludere il senso di inadeguatezza e sentirci finalmente "giusti", il modus operandi che propongo, è questo: la ricerca interiore, intesa come introspezione, cercando ciò che non ci piace di noi stessi, sforzando di migliorarci ma senza crucciarci del giudizio altrui.

Non bisogna avere paura di guardarci dentro anzi, in realtà può essere un'esperienza molto affascinante, piacevole e addirittura divertente.

Propongo quindi di agire come i più curiosi detective della nostra esistenza.

Cosa Faccio?

<<canzoni orecchiabili e che ascoltano, aperte a qualunque INTERPRETAZIONE...>>

Metto in pratica il mio messaggio, scrivendo canzoni che, spero, abbiano tutto gli ingredienti per una piacevole introspezione.

Ho una grande attenzione alla melodia, che è il gioioso mezzo che amo usare per creare una prima connessione ed entrare in uno stato di veglia più profonda.

Tuttavia ricerco anche un Sound e dei contenuti che, nelle mie intenzioni, siano emozionanti ma sufficientemente vaghi ed eterei, tanto da permettere all'ascoltatore di entrare in contatto con sé stesso ed attribuire un proprio significato alle parole, legarci un proprio stato d'animo, un ricordo, un pensiero.

In questo modo non "impongo" la mia chiave di lettura, chiara ed univoca, ma cerco di dare la possibilità di esprimersi ad ognuno, esattamente come faccio io quando scrivo. Ti invito a non cercare di capire cosa intendo io, cerca piuttosto cosa intendi tu! Ogni brano ti dirà qualcosa su te stesso che magari nemmeno immaginavi ma ti darà anche l'opportunità di entrare nel mood che preferisci: gioia, rabbia, tristezza, tutto ciò senti di voler sentire.

In poche parole, tu ti godi la canzone ma è lei che ascolta te.

Perché proprio la musica?

<<canto per scacciare via la timidezza...>>

La musica è semplicemente il primo modo ed il più efficace che ho trovato per sentirmi a mio agio in mezzo alla gente.

Mi salva dal senso di inadeguatezza perché mi fa sentire utile.


Avete presente la classica festa con tanta gente in cui magari c'è un tizio che sta cercando qualcuno per organizzare un karaoke? Generalmente quasi tutti sono restii perché si imbarazzano a cantare e preferiscono restare a chiacchierare con le altre persone. Bene, per me è l'esatto opposto.
Sono molto più sereno su di un palco che non sotto!

Il canto è la mia medicina contro l'imbarazzo.
 
Questa bellissima arte ha un duplice effetto benefico in me.

Intanto in maniera diretta ed immediata, perché mi sento molto sicuro di me quando la pratico (purché si tratti di una canzone non banale o stupida, altrimenti ritorna l’imbarazzo!).
Attenzione, non è arroganza! Non mi sento assolutamente migliore di nessuno, anzi, ma conosco tanti volti del mio "Io" e, il me che canta, è la versione che preferisco perché è quello che riesce a spostare l'attenzione dalla mia persona alla canzone!

Ma il beneficio è anche indiretto! Infatti, il mio senso di inadeguatezza latente e la paura dello scherno che ne deriva, mi spingono a “congelarmi”, mi impediscono di esprimere i sentimenti in maniera naturale. Questo crea un bel serbatoio di emozioni represse che fortunatamente trovano nel canto un’efficacissima valvola di sfogo.

Questo vale per i sentimenti positivi ma ancor di più per quelli negativi. Molto spesso infatti, sono i turbamenti che non si riescono ad esternare: la tristezza, il disgusto, la paura, la rabbia…
Il canto permette di tirarli fuori ed è quindi un atto liberatorio, che provoca gioia.
Ecco la bellissima contraddizione che assume per me: mi permette di essere felice anche quando sono triste, è un conforto potente nei momento bui. Di conseguenza, da sempre, cantare mi rende felice e, viceversa, quando sono felice mi viene automatico iniziare a canticchiare, non posso farne a meno.

È per questo che nella musica ho cercato sempre questa caratteristica, a prescindere dal genere:  l’orecchiabilità. La possibilità di entrare subito nel mood del pezzo, una netta distinzioni strutturale tra le varie parti della canzone, l’immediatezza di sentire il primo ritornello e poter cantare già il secondo, pur senza scadere mai nel banale, nei giri armonici ripetitivi, negli espedienti già sentiti mille volte. Un giusto equilibrio  tra melodia e ricercatezza.

Inevitabilmente, questo è ciò che cerco di realizzare anche con la mia musica, spesso senza nemmeno accorgermene.
E infatti, il mio sogno è quello di veder le persone cantare i miei pezzi durante un concerto. Che si sveglino tutte con le mie canzoni in testa. Canzoni che la gente possa ascoltare in un club con luci soffuse e magari un buon drink ma anche intorno ad un falò in spiaggia.

Insomma, tanto nella musica che ascolto, quanto in quella che faccio. Voglio evitare quella sensazione di stupidità, dovuta alla somma di musica e testo, che si prova dopo aver cantato un tormentone estivo. Voglio canzoni che stimolino una piacevole riflessione, non l’imbarazzo.

Perchè "Ovis Grey"?

<<Uno pseudonimo, una metafora...>>

È l'unione di due parole: "Ovis", dal latino "Pecora" e "Grey" dall'inglese, "Grigia".

Ovis Grey non è un personaggio (sono sempre io mi si vede nella vita di tutti i giorni) ma solo uno pseudonimo che mi rappresenta efficacemente perché fa riferimento al senso di inadeguatezza, estraneità ed alienazione che ho provato, sin da piccolo, anche rispetto a gruppi e situazioni sociali opposte, tanto da sentirmi diverso come una pecora nera tra le bianche ma anche bianca tra le nere!

Inoltre rappresenta anche una buona metafora per le mie due anime, il mio essere a metà tra il cantautorato italiano e l'Alternative in lingua inglese.

Che genere faccio?

<<tra il cantautorato italiano e l'alternative inglese...>>

Con uno stile che è la sintesi dei miei due background.

 

Quello classico dei grandi cantautori italiani e quello Alternative Rock con particolare riferimento alla scena Brit degli anni ’80.

 

Entrambi hanno la funzione di “mitigare” la mia ossessiva ricerca della melodia accattivante. L’approccio cantautorale la veste di contenuti profondi, di un linguaggio poetico, retorico ed evocativo con riferimento soprattutto al testo e alla pura composizione di voce e accompagnamento.

 

Il sound Alternative interviene più sull'aspetto di arrangiamento e produzione, e conferisce quell'aura di magia ed indefinitezza che rende il risultato più sfuggente ed etereo.

Insomma, compongo come un cantautore, arrangio in maniera Alternative.

La mia ambizione è quella di avvicinare questi due mondi.

a chi mi ispiro?

<<Battisti, Battiato ma anche Depeche Mode, Editors...>>

Come detto il mio background musicale è duplice.

 

Per quanto riguarda il cantautorato italiano è importante  per me l’influenza di tutte le grandi firme ma traggo ispirazione soprattutto dall’uso della melodia di Lucio Battisti e dall’approccio filosofico di Franco Battiato.

 

Per il lato “Alternative” faccio riferimento al passato, nelle sonorità più ricercate degli ultimi album dei Beatles,  nel sound di tutta la scena post-punk (per esempio i giri armonici più cupi e complessi dei Depeche Mode), ma anche al presente con il recente revival di questa cultura musicale, incarnato per me principalmente dagli Editors.

La Mia Storia

<<salvato dalla musica...>>

Ciao, mi chiamo Francesco Romeo Sacco, sono un musicista e vivo a Noicattaro (BA).

Ti voglio raccontare la mia storia.

Sono nato nel 1990 e ho sempre vissuto nella provincia di Bari, nonostante i miei genitori fossero originari di Brindisi e Taranto.

E forse il mio amore per la musica è nato nei viaggi in auto fatti per andare a trovare i nonni;  ore piene zeppe di musica. Oppure dalla passione degli zii che strimpellavano qualche strumento nelle tante schitarrate estive. È in questo contesto che è nata la passione per i grandi cantautori italiani del passato.

Alle scuole elementari cantai da solista in diverse rappresentazioni teatrali e a 11 anni ho avuto i primi contatti diretti con gli strumenti musicali tra il corso di musica della scuola e le lezioni private di pianoforte ma l’approccio classico non faceva per me e abbandonai.

Da lì in poi, io e la musica, non ci siamo più incontrati fino ai miei 19 anni. Scoprì la scena Alternative, dagli anni '80 fino al presente e, quasi in contemporanea, a mio padre venne voglia di imparare a suonare la chitarra, ne comprò una ed iniziò ad andare a lezioni private.
Io mi incuriosì e la imbracciai.

Oggi, e son passati più di 10 anni, non l’ho ancora lasciata.

Mentalmente mi sembra di averla sempre addosso, di dormirci insieme, di averla sempre a portata di mano, lì pronta per provare un nuovo brano o suonare qualche vecchio pezzo che conosco da sempre;

La musica mi ha salvato, tanti anni fa, quando la timidezza mi faceva sentire muto. Quando dopo tanti anni di emarginazione sociale, con tanti di vari episodi di bullismo subiti, avevo perso le speranze di trovare il mio posto nel mondo. Mi salva ancora oggi, quando di fronte a qualcosa che mi mette in crisi, ci scrivo sopra una canzone ed esorcizzo ogni paura. Mi salva quando mi prende l’ansia prima di un concerto e appena inizio a cantare sparisce tutto.

Nel corso degli anni ho acquisito nuove capacità e ho suonato in tantissimi contesti diversi, sia da solo sia con alcune band, cover o inediti, nelle vesti più disparate; cantante, chitarrista, bassista, tastierista, ecc.

Sono autore da tanti anni, ho iniziato con un gruppo di musica elettronica con il quale ho pubblicato singoli, E.P., album e sottoscritto il mio primo contratto discografico con un’etichetta russa (precisamente di Mosca) e fatto un piccolo tour di dieci concerti nell'Est Europa. È il contesto in cui ho imparato a lavorare tramite computer, a produrre, arrangiare.Un progetto importante che è stato messo da parte di comune accordo.

Nel 2017 mi sono sentito pronto per avviare qualcosa di mio. Avevo voglia di curare il mio repertorio interamente, dalla composizione, al testo, arrangiamento, registrazione, missaggio, ecc..

Ho trovato un gruppo di amici, oltre che ottimi musicisti, che mi accompagna ancora oggi nelle esibizioni dal vivo.

E questo, ragazzi, è come ho conosciuto Ovis Grey.